martedì 28 settembre 2010

sputi

Sinceramente non mi piacerebbe l’idea di inciampare sullo scalino di un marciapiede e sentire l’eco di risate registrate in sottofondo, simili in tutto e per tutto a quelle, ripetute all’infinito, di certi programmi che evito accuratamente.

Quello di “evadere” dalla quotidianità è un bisogno riconosciuto, certo; solamente non riesco a capire perché questo debba coincidere con il rincoglionimento della mente.
Qui non si parla di droghe psichedeliche, ma di strumenti a disposizione di tutti, perfettamente legali e riconosciuti dallo Stato (o per meglio dire sovvenzionati dallo Stato).
Molte persone non possiedono la forza né il coraggio di vivere la propria vita in prima persona e trovano conforto rifugiandosi in quella – piena di lustri e pailette – che la scatola parlante propone. Le motivazioni possono essere molteplici ed elencandole caso per caso probabilmente riuscirebbero a giustificare l’atto più insulso e banale.
Inoltre c’è da dire che i falsi miti sono effettivamente a buon mercato. Ce li si ritrova dappertutto: figure religiose, attori, esponenti politici, rockstar, vallette.
Vite irraggiungibili e apparentemente “migliori” di quelle, grigie e ordinarie, che molti percorrono ogni giorno.
Dunque non ce la si può prendere con la casalinga di Treviso che, vedendosi sfiorire all’interno delle mura domestiche, si concede le sue due ore pomeridiane di soap, so(ap)spirando in attesa che il belloccio americano la salvi dalla sua triste situazione.


Ma con i giovani?
Con i giovani sì.
Noi siamo quelli nati col pronto in tavola. Non abbiamo dovuto lottare per quello che abbiamo. Non abbiamo ancora visto niente e potremmo tutto, se solo ci impegnassimo e fossimo un po’ meno egoisti di quanto i nostri genitori ci abbiano insegnato.
In compenso però ci chiamano la generazione digitale. Nel senso che usiamo il dito (e poco il cervello).
Certo è fantastico avere tutte le informazioni possibili “a portata di clic” – anzi, rimane uno slogan accattivante – ma bisogna riconoscere che è difficile rendersi conto di come vanno le cose stando comodamente seduti sulla poltrona di casa.
Il fatto è ragazzi, che tutto ciò che ai nostri occhi oggi sembra immancabile e insostituibile, domani sparirà, come uno strato di ghiaccio sottile al sole.
Proprio così: la velocità che tanto inseguiamo finirà con l’inghiottirci.
Le bacheche dei social network rimarranno deserte. La tecnologia che conosciamo diverrà antiquata. Anche i blog come questo, saranno solo dei ricordi lontani.
Non mancano quelli che già adesso mi criticano per quello che dico e che scrivo:
“La dovresti smettere di mettere stronzate sul tuo blog”
ma questo mi importa relativamente.
A questo punto si potrebbe addirittura affermare che l’atto di scrivere rappresenti in sé un mezzo di salvezza... In realtà è una boiata anche questa.
Non è che io scrivo, faccio fumetti. Ed è tutta un’altra storia.

La questione è che ci sentiamo invincibili, quando a confronto dei numeri del mondo e dell’universo non siamo che sputi.
Esistono circa sei sosia per ogni individuo, sparsi sul globo, che lo equivalgono nel fisico e nell’aspetto.
L’unico elemento che ci può far distinguere nell’inesorabile procedere del tempo è la personalità; il carattere, l’indole, la natura, il modo in cui si fanno le cose (vedi a che serve la ricerca dei sinonimi su Word). Nient’altro.

Allora sarebbe il caso di alzarsi da quella sedia e andare a vivere un po’. O no?

Lettori